Guerra informatica: l’hacking sponsorizzato dallo stato cinese è a livelli record

L’hacking sponsorizzato dallo stato cinese è a livelli record: ad affermarlo sono gli esperti di sicurezza occidentali che accusano Pechino di impegnarsi in una forma di “conflitto a bassa intensità” che si sta intensificando nonostante gli sforzi politici di Stati Uniti, Gran Bretagna e altri per fermarla.

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Le accuse affermano inolre che l’attività clandestina si concentri sul furto di proprietà intellettuale, che nel 2021 è diventata sempre più palese e più sconsiderata. Pechino nega — ed in modo costante — le accuse, parlando di ipocrsia.

La Cina è uno dei principali attori internazionali a muoversi entro la “zona grigia” e ha reso questo approccio una componente sostanziale della sua strategia politico-militare nell’Asia-Pacifico al fine di spostare l’equilibrio di potere regionale a suo favore e incidere sulla credibilità degli impegni degli Stati Uniti a sostegno della difesa degli alleati storici come il Giappone, la Corea del Sud o l’Australia

Le minacce però, sempre più gravi, da parte dell’hacking sponsorizzato dallo stato, hanno fatto si che a luglio 2021 gli Stati Uniti, l’UE, la Nato, il Regno Unito e altri quattro paesi che hanno accusato Pechino di essere dietro un massiccio sfruttamento delle vulnerabilità nel software server della società Exchange ampiamente utilizzato di Microsoft a marzo. In alcuni casi hanno accusato il Ministero della Sicurezza di Stato cinese (MSS) di dirigere l’attività.

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Andrea Biraghi

Andrea Biraghi è amministratore delegato Comdata. Esperto in Cyber Security, Security & Information System. Project Manager digitalizzazione e sicurezza IT.

Andrea Biraghi è amministratore delegato Comdata. Esperto in Cyber Security, Security & Information System. Project Manager digitalizzazione e sicurezza IT.